venerdì 25 febbraio 2011

Inchiesta "Cosa Mia", dall’autostrada il pizzo ai boss


Le prove delle tangenti versate dagli imprenditori alla ’ndrangheta. Le regole della spartizione dettate da Umberto Bellocco dopo un accordo con i clan all’interno del carcere
Inchiesta "Cosa Mia", dall’autostrada 
il pizzo ai boss25/02/2011 Il vecchio boss Rosarno, Umberto Bellocco, decideva chi aveva diritto a ricevere la tangente del 3% sui lavori della Salerno Reggio Calabria e in che misura. Soldi che le grandi aziende del nord versavano ai boss locali per la “Sicurezza sui cantieri” dell’A3. E’ uno spaccato impressionante quello che esce fuori dalle carte dell’indagine “Cosa mia”. Una mole di documenti della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, sui quali si baserà la richiesta di rinvio a giudizio per i vertici dei clan Gallico-Morgante-Sgrò-Sciglitano, boss e picciotti del “locale” di Palmi, e per i Bruzzise-Parrello del “locale” di Barritteri e Seminara.
I magistrati della Dda di Reggio Calabria sostengono che Bellocco, non solo guidava saldamente la propria famiglia, ma «manteneva rapporti con i rappresentanti delle altre consorterie operanti nella fascio Tirrenica della provincia reggina detenuti nelle stesse carceri in cui era ristretto lui». Il boss, tra l’altro «stabiliva a quale consorteria spettasse il diritto di ricevere una parte delle tangenti, prendendo accordi in questo senso con la cosca Bruzzise, e disponendo che le somme fossero consegnate ad un esponente della stessa cosca». I Bruzzise, dal canto loro, rafforzati dalla benedizione di Umberto Bellocco, ricevevano la quota della tangente del quinto macrolotto dell’A3 (per il tratto compreso tra Gioia Tauro e Scilla), che il contraente generale (Consorzio Scilla, formato da Impregilo e Condotte), versava ad un rappresentante della ‘ndrangheta. Questi a suo volta «ripartiva le quote ai vari rappresentanti delle cosche legittimate a incassare l’estorsione».
Minacce alle ditte che "lavorano sulla terra nostra", ma l'inchiesta non è riuscita a quantificare la tangente versata, ma ricostruisce i diversi passaggio che i soldi facevano per arrivare nelle tasche dei boss.
La regola della tangente era praticamente imposta ad ogni livello, valeva per le grandi aziende del nord, ma anche per i piccoli esercizi commerciali.
La consorteria mafiosa non si compone solo di uomini perchè anche le donne sono a parità implicate; 14 risultano nell’avviso conclusioni indagini. Alcune con ruoli di primissimo piano nell’organizzazione.
 



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