Calabria: Il crepuscolo dei “Gentili”

Di Antonio Giuseppe D’Agostino – La lacerazione è ormai evidente e la bassa affluenza durante il comizio dell’NCD a Reggio Calabria è il segno evidente dello scollamento della base dall’establishment del partito.
La conferenza in supporto del candidato a sindacoLucio Dattola, non ha registrato le folle oceaniche a cui il Nuovo Centro Destra era abituato quando a guidarlo era Giuseppe Scopelliti.
Un flop che mette in rischio la candidatura stessa del partito alle prossime regionali, dove sembra che sia i vertici nazionali sia i rappresentati locali abbiano chiesto un passo indietro ai fratelli Gentile, segno evidente di come la loro presenza potrebbe pregiudicare una possibile vittoria.
In pratica, si è molto lontani da quella doppia cifra su cui il partito guidato da Angelino Alfano si era crogiolato, proprio grazie alla presenza dell’ex Governatore della Calabria, e ora sembra temere il raggiungimento della percentuale necessaria per superare lo sbarramento.
La linea del senatore Gentile ha infatti devastato un partito, dilaniando quel rapporto con la base che sembrava essere il paradigma della nuova formazione politica.
Oggi si sarebbe, infatti, ben lontani dal quel circa 12% ottenuto nelle passate elezioni europee e la condotta del senatore cosentino avrebbe messo in bilico la tenuta stessa del Governo, grazie a un presunto ricatto negato da Gentile stesso.
Le continue defezioni sembrano poi minare l’assetto stesso del partito, che ha già perso elementi fondamentali e importanti che potevano mettere sul tavolo delle trattative per la Regione Calabria un peso storico e politico di militanza.
Secondo voci di corridoio alla riunione organizzata a casa del senatore Nico D’Ascola erano assenti i consiglieri Alfonso GrilloTilde Minasi, l’onorevole Rosanna ScopellitiGiuseppe Scopelliti, i consiglieri provinciali di Reggio Calabria, oltre al senatore Antonio Caridi.
Segno evidente di come la frattura ci sia e sia ormai definitiva, grazie anche alla complice arroganza del partito nazionale che solo oggi si è accorto che la condotta di Gentile sta letteralmente affossando il partito.
Una devastazione che parla di persone e numeri, che sembra dar ragione al filosofo F.W.Nietzsche(Crepuscolo degli idoli) che affermava “cercavo grandi uomini, e ho trovato sempre e soltanto le scimmie del loro ideale”.
Gentile, che alle tante critiche ha contrapposto una maggiore conduzione solipsistica del partito, ora dovrà fare i conti con le volontarie defenestrazioni di pezzi importanti del partito.
Candeloro ImbalzanoCrinòChiappetta e Grillo sembrano aver deciso di candidarsi con le liste del centrodestra, considerando chiusa la fallimentare esperienza con il Nuovo Centro Destra che – grazie alla guida del cinghiale -  avrebbe tradito la sua connaturale tendenza a destra.
Dello stesso avviso Minasi e Zurlo che per ritornare alle origini avrebbero deciso di aderire al partito diFratelli d’Italia.
L’Assessore Salerno e il consigliere Orsomarso sarebbero in procinto di tornare in Forza Italia; mentreParente sposerebbe la causa di Wanda Ferro grazie all’adesione a una lista civica.
La maggior parte dei consiglieri di centrodestra non gradisce la presenza del senatore cosentino all’interno del partito, anzi lo stesso NCD, dando ragione all’ex Presidente Giuseppe Scopelliti che in tempi non sospetti aveva affermato “non si può stare con Gentile in un partito”.
Le continue defezioni sembrano dare solidità alle tesi che  indicavano nel comportamento di Gentile questa frattura.
Un fanatismo che sembra riecheggiare le parole del filosofo tedesco: “i fanatici sono pittoreschi, l’umanità preferisce veder gesticolare, piuttosto che sentire ragioni”.
Ed è forse per questo che i vertici della Regione hanno deciso di non ricandidarsi, ma di appoggiare comunque la Ferro.
Stiamo parlando degli assessori ArenaCaligiuriPugliano; del sottosegretario Sarra e della Presidente f.f.Antonella Stasi.
Un allarme del continuo squamarsi del centrodestra che rappresenta un tentativo di riportare la destra alla sua connotazione naturale, al suo naturale spirito, tentando di allontanare chi è troppo propenso al tradimento, al trasformismo, tanto da imporre un accordo con il nemico di sempre, ossia quel centrosinistra imbarazzato e messo a rischio da una proposta a dir poco infruttuosa.
Un’azione che priva di senso tutta la politica e che evidenzia come il serpente o il “cinghiale”, che dir si voglia, “che non può disquamarsi, perisce”.
Di fronte a questo crepuscolo, l’unica alternativa appare il meriggio, il ritorno a quei valori che avevano portato il centrodestra a vincere tutto e tutti, a manifestare responsabilità e tornare verso quell’uomo nuovo che contro l’animale faceva proferire al filosofo del nichilismo “un dio colmo di potenza e d’amore, di lacrime e di riso, una felicità che, come il sole alla sera, non si stanca di effondere doni della sua ricchezza inestinguibile e li sparge nel mare, e come il sole, soltanto allora si sente assolutamente ricca, quando anche il più povero pescatore rema con un remo d’oro! Questo sentimento divino si chiamerebbe, allora – umanità!”.

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